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Chat di classe, utilizzo profili social.

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Utente LEIC8AB00R-psc

da Leic8ab00r-psc

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A tutti i genitori delle alunne e degli alunni dell’Istituto Comprensivo Statale di Ugento

A tutti i genitori che detengono un profilo social

 A tutti i genitori delle alunne e degli alunni i quali detengono un profilo social

A tutti i genitori delle alunne e degli alunni che intenderanno dotare il proprio figlio/a di un profilo social

A tutto il personale scolastico che detiene un profilo social

Mezzo: Registro Elettronico

 

 Oggetto: chat di classe, utilizzo profili social.

Riprendendo quanto già pubblicato con circolare prot. 8881 del 06/10/2025, ri riporta di seguito una intervista rivolta ad Agostino Ghiglia, componente del Garante per la protezione dei dati personali, che può essere consultabile sul sito del GARANTE PER LA PROTEZIONE DEI DATI PERSONALI al seguente link:

 

https://www.garanteprivacy.it/home/docweb/-/docweb-display/docweb/10052719

 

 

In questa comunicazione, con l’intento di sensibilizzare tutta la Comunità Scolastica, personale della scuola, genitori ed alunni, ad un corretto utilizzo delle cosiddette chat di classe o profili social, si riportano alcuni passaggi dell’intervista, che possono rappresentare degli spunti di riflessione. La firma dell’articolo è della dott.ssa Raffaella Troili e l’articolo è apparso sul Messaggero nel Settembre 2024.

 

La mania dello scatto, cuore di mamma, non va bene. Vale per tutti, genitori sregolati, ingenui, onnipresenti. Pronti a raccontare e commentare episodi e particolari che possono violare la sensibilità del singolo minore. La bacchettata del Garante della privacy, alla vigilia del ritorno in classe, è chiara:

 «Se si vuol condividere su internet o sui social serve il consenso dei genitori degli altri minori che appaiono nelle immagini»,

 poiché

 «ciò che viene pubblicato online o condiviso nelle chat rischia di non essere più nel nostro controllo e questo vale maggiormente nel caso di minori».

Agostino Ghiglia, componente del Garante per la protezione dei dati personali, invita a una riflessione: «L’era digitale in cui più o meno consapevolmente siamo tutti immersi, va affrontata in modo attento e giudizioso, con precauzioni particolari rispetto al passato». Un tema già regolamentato in ambito scolastico, che poi sfugge nel “post scuola”. «La legge italiana sulla privacy e il regolamento europeo tutelano attentamente i minori perché soggetti vulnerabili».

Purtroppo sfuggono al controllo le miriadi di chat dei genitori:

 «Va ricordato a tutti che vanno usate con rispetto e attenzione, e non come sfogo, racconto. Tutto ciò che riguarda alunni, figli va messo in rete con cautela, minimizzando le informazioni, fornendo solo quelle utili».

Da qui l’appello: «Facciamo attenzione a quello che scriviamo, stiamo parlando di minori, vanno tutelati e protetti. Nella rete diventiamo tutti dei dati, attenzione alle fotografie, possono essere fatte e conservate per un uso domestico e personale ma non diffuse senza raccogliere il consenso di tutti, come fanno le scuole per altro che chiedono il consenso dei genitori anche per diffondere le foto delle gite».

 

Le stesse regole valgono per le “chat delle mamme” insomma. Ghiglia sottolinea come «le foto di minori possono uscire da quel contesto, violare la riservatezza della persona immortalata», entrare in un sottobosco pericoloso. 

«La foto messa in rete diventa nella disponibilità di decine di persone». E sfugge al controllo. «Esistono tutta una serie di garanzie, la chat non è un’agorà in cui tutto è permesso. La rete corrisponde ormai alla realtà, per questo i reati commessi online vengono perseguiti come se ingiuriassi o violassi dati personali». Eppure la privacy nel chiacchiericcio quotidiano delle chat vacilla. «In teoria qualche genitore informato della foto diffusa del figlio potrebbe chiedere al Garante di aprire un’istruttoria e far comminare sanzioni anche pecuniarie, per diffamazione o indebito trattamento di dati personali».

Cyberbullismo, challenge on line, revenge porn, diffusione di materiale illegale sono fenomeni in crescita.

«Ciò che diffondiamo in chat va fatto con consapevolezza. E tutti possono opporsi, non demonizziamo le chat ma vanno usate con giudizio, per socializzare, veicolare notizie utili ma non morbose informazioni. Il resto va fatto col il consenso dei genitori».

Un dato che poi sfugge è che la rete espone tutti. Dalle vacanze esibite ai dati sensibili su condizioni di salute, economiche, familiari». E non sfugge un altro dato. Gli stessi ragazzi sono più attenti alla privacy e all’educazione digitale. «Hanno più consapevolezza, vivono di più la quotidianità e il pericolo di un eccesso di informazioni in rete». Navigatori digitali più scaltri e attenti dei genitori, sottoposti loro malgrado a esibizionismi e mancanza di rispetto proprio da parte dei familiari, a volte ingenui e in buona fede nel rendere pubblici dati e immagini».

 

UN PASSO INDIETRO

Le foto tornino nell’album di famiglia, reale o virtuale. Ghiglia cita Martin Luter King: «La tua libertà finisce dove inizia quella degli altri». Il messaggio è: «Proteggendo i nostri dati, proteggiamo la nostra libertà». No alla diffusione di foto senza il consenso di tutti. Un passaggio decisivo, che va veicolato. «Neppure i voti degli scrutini devono uscire dall’ambito della scuola, come non vanno esplicitate le condizioni di particolare fragilità di un minore. Noi siamo molto attenti alla privacy dei minori con campagne informative». Non tutti hanno chiaro che ciò che diffondi in rete rimane in eterno, difficile uscirne. «E una chat di classe resta quel che è, non è un confronto familiare. Siamo noi i primi tutori della privacy dei figli. E comunque di un altro minore. I giornalisti hanno un altro ruolo, se un ragazzo commette un reato potrebbe diventare un fatto pubblico, ma non è diritto di chiunque non abbia il dovere di giornalista, quello di diffondere la notizia».

(Di Raffaella Troili, Il Messaggero, 10 settembre 2024)

 

CONCLUSIONI.

A riguardo di quanto sopra riportato, si informa che la sentenza n. 879 del 4 marzo 2025  del Tribunale di Brescia  ha stabilito che i genitori devono controllare i profili social dei figli minorenni, compresi quelli falsi, in particolare quando si trovano in una condizione di fragilità o immaturità. Non è ritenuta valida, ai fini del discolpo, né la mancanza di competenze informatiche né la sola richiesta di condivisione delle password, se poi il minore ha creato un profilo alternativo bloccando l’accesso ai genitori. In sintesi la sentenza del Tribunale di Brescia ha ribadito con chiarezza il concetto che i genitori hanno l’obbligo di fare i genitori e non abbandonare i figli minori alla mercè della rete ma devono educarli, istruirli e vigilare attentamente sull’utilizzo della stessa. Il Tribunale, nella sentenza di condanna, non ha accolto la difesa dei genitori che hanno edotto a loro discolpa e giustificato il loro comportamento a causa delle presunte “scarse conoscenze informatiche.

 

Una sentenza che ribadisce quanto già sancito dal Codice Civile all’articolo 316Entrambi i genitori hanno la responsabilità genitoriale…” e l’articolo  2048Il Padre e la Madre sono responsabili del danno cagionato dal fatto illecito dei figli minori non emancipati…”.

 

Mai per insegnare nulla a nessuno, solo per informare e sensibilizzare.

 

IL DIRIGENTE SCOLASTICO

Prof. Giuseppe Reho

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