Ugento (Le), 05/10/2026
A tutti i miei docenti dell’Istituto Comprensivo Statale di Ugento
E p.c.
A tutti gli alunni ed alle loro famiglie
Mezzo: Registro Elettronico/sito web/canali social
Oggetto: 5 Ottobre 2026 – giornata internazionale degli insegnanti. Il saluto e gli auguri del Dirigente Scolastico, prof. Giuseppe Reho.
Esistono mestieri che finiscono quando termina una giornata di lavoro. Si chiude una porta, si spegne una luce, si lascia alle spalle un luogo, una situazione, ed almeno per qualche ora il lavoro resta lì, ad aspettare l’opera del giorno successivo. Si porta a casa l’idea di dover continuare, riprendere domani e poi ancora domani. Si torna a casa, dai propri affetti, meritato ristoro e riposo.
E poi c’è l’insegnamento, che non finisce quando suona una campanella, quando l’ultima classe esce dall’aula. Non finisce quando si chiude un registro o quando, a fine giornata, si spegne il computer. Perché ciò che un insegnante fa non rimane confinato dentro le pareti di una scuola. Una spiegazione può rimanere nella mente di un ragazzo per anni. Una domanda può continuare a lavorare dentro di lui molto tempo dopo essere stata posta. Un rimprovero, se dato con amore e con la giusta fermezza, può diventare una lezione che si comprende soltanto molto più avanti. E una parola di fiducia, pronunciata magari in un momento in cui tutto sembra difficile, può diventare una forza che accompagna una persona per tutta la vita.

Ci sono insegnanti che per fortuna dimentichiamo e ce ne sono altri che, in qualche modo, non ci lasciano mai. Li ritroviamo nelle nostre scelte, nel nostro modo di pensare, nelle domande che continuiamo a porci, nel coraggio con cui affrontiamo una difficoltà. A volte li ritroviamo persino nelle parole che rivolgiamo ai nostri figli, ai nostri colleghi, alle persone a cui vogliamo bene, a coloro che incontriamo. Perché un bravo insegnante non trasmette soltanto conoscenze, lascia tracce, quelle che il tempo non cancella. Se riflettiamo un attimo, riusciamo a capire che un insegnante lavora per un futuro che forse non vedrà mai per una serie di fattori umani. Dedica tempo, energie, pazienza e passione a ragazzi che, in quel momento, possono anche non rendersi conto del valore di ciò che stanno ricevendo. Ed anche quando è sconfortato, l’insegnante, quello vero, continua imperterrito, perché sa che prima o poi qualcosa resterà. Potrà rimanere un concetto, una passione, un talento che qualcuno non sapeva di avere.
A volte basta questo per cambiare una vita, io ne so qualcosa, io ne sono la prova.
All’età di quindici anni, sedevo tra i banchi del Liceo “Vanini” di Casarano. Ero un semplicissimo studente, con tutte le sue paure, insicurezze e difficoltà. Nessuna genialità, ma tanta voglia di imparare per capire quale strada avrei percorso nella vita. Non so spiegare cosa fece maturare in me la convinzione che sarei diventato un docente di Matematica, ma so che quella scelta è nata lì, tra quei banchi. La prof. non era certamente tenera e di fronte alle mie difficoltà, a quel voto di 6 (sei) del I quadrimestre che per me rappresentò la più grande delle sconfitte, mi disse: “Guarda che ce la puoi fare! Devi insistere, non arrenderti”. Fu davvero dura, ma alla fine dell’anno arrivai a valutazioni ben superiori. Cominciai ad “insegnare” ai miei amici, a coloro che con la Matematica non andavano d’accordo. Mi piaceva semplificare, scomporre i problemi e renderli semplici agli occhi di chi non capiva. Solo in quel momento capii cosa stava succedendo e poi la storia, la mia vita, ha fatto tutto il resto. Perché senza saperlo stavo contribuendo a costruire la persona che sarei diventato.
È per questo che oggi sento di poter dire, con una certezza che il tempo ha soltanto rafforzato, che tutto ciò che sono stato e tutto ciò che sono ancora oggi lo devo ai miei insegnanti. Lo devo a loro, come anche l’idea che insegnare potesse essere qualcosa di grande.
Oggi, miei cari docenti, quella stessa responsabilità è nelle vostre mani e certamente non è semplice. Viviamo in tempi difficili. La Scuola è chiamata a confrontarsi con sempre crescenti difficoltà. Viviamo in un tempo in cui il lavoro degli insegnanti viene messo in discussione con pretestuosità, prepotenza, prevaricazione, violenza verbale, aggressività fisica, giudicato con superficialità, arroganza. Miseria umana che circonda la “società evoluta”. A volte può sembrare che tutto remi contro e viene da chiedersi se ne valga davvero la pena. Ed è in questi momenti che dobbiamo ricordarci che di fronte a noi non abbiamo solo studenti, bensì persone che stanno diventando persone. Abbiamo ragazzi che stanno cercando di capire chi sono, quale posto vogliono occupare nel mondo, quali sono le loro capacità, i loro limiti, i loro sogni. E noi abbiamo il privilegio e la responsabilità di accompagnarli per un tratto del loro cammino. Forse non sapremo mai quale lezione, quale gesto, quale incoraggiamento tornerà alla mente di uno dei nostri alunni tra dieci, venti o trent’anni. Ma potrebbe accadere, perché è accaduto a me.
E allora oggi vorrei dirvi di non smettete di crederci, anche quando è difficile, anche quando siete stanchi, quando sembra che il vostro lavoro non venga compreso fino in fondo. Continuate a studiare, a migliorarvi, a cercare nuove strade. Continuate ad essere esigenti, autorevoli, appassionati e, soprattutto, umani, perché forse non possiamo sapere quale sarà il risultato di ogni nostra lezione. Avete una grande possibilità, quella di lasciare una traccia. Le tracce durano una vita e la mia storia lo testimonia. A distanza di tanti anni, quella traccia mi ha portato qui, davanti a voi, a condividere questi pensieri.
Per questo, nella Giornata Internazionale degli Insegnanti 2026, non voglio soltanto augurarvi buon lavoro, ma voglio dirvi grazie, per tutto, per quello che continuate a fare anche quando è difficile.
E grazie soprattutto per tutte quelle tracce che state lasciando nei vostri ragazzi, che sono anche miei, e che, forse, un giorno scopriremo essere diventate strade.
Buona Giornata degli Insegnanti a tutte e a tutti voi.
IL DIRIGENTE SCOLASTICO
Prof. Giuseppe Reho
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