Ugento (Le), 04/10/2026
Alla Comunità scolastica dell’Istituto Comprensivo Statale di Ugento
Mezzo: Registro elettronico, sito web, canali social
OGGETTO: Dio ride.
Ci sono uomini che, per giungere al cuore delle persone, non hanno bisogno di parole difficili. Hanno bisogno di parole vere e qualche volta anche di un sorriso.
È da qui che vorrei partire per rivolgere un pensiero alla nostra comunità scolastica, prendendo spunto dal film “Dio ride” in uscita nelle sale il prossimo 29 Ottobre, diretto da Giovanni Veronesi, che risalta la figura di Fra Leopoldo da Casamacchia, il frate francescano interpretato dal grandioso attore Pierfrancesco Favino.

Siamo nel Seicento. Fra Leopoldo è un frate anticonformista. Predica il Vangelo in modo semplice, popolare, gioioso. Parla alla gente usando anche l’umorismo, la fisicità, la spontaneità. Non costruisce distanza: la accorcia. E la gente lo ascolta così tanto che le sue parole attirano folle e quella semplicità, quella giocondità, quel sorriso, quel sorridere, diventano sospetti per il clero del tempo. Il fraticello che “ride di Dio” rappresenta una fede capace di parlare alle persone con immediatezza, umanità e libertà.
Ma perché raccontare questa storia oggi? Dietro quella vicenda ambientata quattro secoli fa, c’è una domanda che ci riguarda da vicino: che cosa arriva davvero al cuore di una persona? Qual è il compito di adulti e ragazzi, perché la Scuola, la nostra casa dove quotidianamente viviamo, sia un luogo nel quale nessuno abbia paura di essere accolto?
Forse la risposta passa da una parola antica: semplicità. E dalla figura di un altro francescano, molto più lontano nel tempo, ma straordinariamente vicino a questa domanda: Francesco d’Assisi.

Francesco comprese che per incontrare l’altro occorreva spogliarsi di qualcosa e non soltanto di beni. La sua povertà non era soltanto mancanza, ma libertà, una scelta di vivere senza mettere se stessi al centro. Il suo messaggio oggi, potrebbe essere inteso come una “povertà” letta in modo diverso, ossia nel senso di umiltà, sapere di avere bisogno degli altri, condividere ciò che abbiamo, accorgerci di chi rimane indietro. Può ancora significare tendere una mano senza alcuna pretesa ed ancora non sentire il deprecabile bisogno di schiacciare qualcun altro per sentirci più forti.
Questa riflessione ci riguarda profondamente, perché viviamo in un tempo nel quale la violenza entra ogni giorno nelle nostre case attraverso le immagini della cronaca e qualche volta entra anche nelle aule delle nostre scuole. La vediamo nelle parole che feriscono, nell’esclusione, nell’umiliazione, nella derisione, nell’aggressività, nella solitudine di chi non riesce a trovare il proprio posto nel gruppo.
La storia di Fra Leopoldo e quella di San Francesco oggi si incontrano. Due uomini lontani nel tempo, ma accomunati da qualcosa di essenziale: la capacità di parlare alle persone senza erigere muri.
E allora….Dio ride, si compiace. Un titolo che ho preso in prestito dal film, che può sembrare provocatorio, ma che forse contiene una delle immagini più belle che possiamo consegnare ai nostri bambini e ai nostri ragazzi. Dio non ride di noi, non ride delle nostre fragilità, non ride dei nostri errori, non ride quando cadiamo.
Dio ride con noi. Ride della gioia semplice di chi scopre che il bene può essere fatto senza rumore. Ride quando una persona riesce a donare senza pretendere nulla. Ride quando qualcuno, invece di voltarsi dall’altra parte, si ferma. Ride quando una mano viene tesa. Ride quando un bambino si siede accanto a chi è solo. Ride quando una ragazza decide di non partecipare a una derisione. Ride quando un ragazzo trova il coraggio di dire: non è giusto quello che stiamo facendo.
Dio Ride quando chiediamo scusa, quando sappiamo perdonare, quando scegliamo di accogliere, di fare bene e fare del bene.
E forse ride del dono che ci ha fatto attraverso uomini come Francesco d’Assisi: uomini che ci hanno ricordato che non occorre essere potenti per cambiare qualcosa.
Come al solito, forse, ho parlato e scritto troppo, in una delle mie solite “invasioni di campo”, perché i miei professori di Religione, Don Alessandro, il prof. Quarta, il maestro Verardi, il maestro Schiavano, avrebbero saputo sicuramente far meglio di me e spiegare meglio la figura di Francesco nel giorno della sua festa.
Perdonatemi se mi sono permesso di condividere con voi i mei pensieri. Spero che nessuno si sia offeso. Ma mi piace pensare che, forse, in questo momento, sapendo che un umile Dirigente Scolastico della Scuola di un paesino del sud Salento si appresta a pubblicare una simile circolare, beh….., senza presunzione, Dio ride.
Buona festa di San Francesco a tutti voi.
IL DIRIGENTE SCOLASTICO
Prof. Giuseppe Reho
0